Progetti di ricerca

Neo-essenzialismo e tradizione moderna

Ambito disciplinare Filosofia

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Quale relazione esiste tra generi di natura ed essenzialismo? La tesi sull’esistenza dei generi di natura tocca tanto questioni di metafisica quanto questioni epistemologiche. Dal punto di vista metafisico un genere è naturale se corrisponde ad un qualche raggruppamento di oggetti che non dipende per la sua esistenza da presupposti teorico-linguistici, da un qualche tipo di convenienza nell’organizzazione della conoscenza o da qualsiasi altro vincolo dovuto all’uomo. La tesi sull’esistenza dei generi naturali si lega inestricabilmente a due ulteriori questioni: di quale categoria ontologica facciano parte i generi (proprietà, particolari, tropi ecc.) e come possiamo riconoscerli. La prima è ancora una questione di ambito metafisico mentre la seconda apre uno scenario ulteriore di riflessione in ambito epistemologico e particolarmente di filosofia della scienza. Tipicamente, infatti, i generi nei quali una disciplina scientifica suddivide i suoi oggetti di studio sono considerati naturali nella misura in cui mostrano una certa compattezza epistemologica, ovvero costituiscono un riferimento ineliminabile delle leggi di natura e costituiscono una base attendibile per inferenze induttive quali la proiezione universale di predicati e la previsione scientifica.
Per quanto riguarda la domanda iniziale possiamo dire che l’essenzialismo si lega classicamente alla nozione di genere naturale in quanto si ritiene che ad ogni genere naturale debba corrispondere un’essenza intesa come un insieme di proprietà che tutti i membri del genere soddisfano. Queste proprietà svolgono due funzioni tra loro correlate, da una parte fissano in modo definitivo quali oggetti siano membri di un genere entrando nella definizione delle condizioni necessarie e sufficienti per l’appartenenza ad esso, dall’altra forniscono una risposta alla domanda “Che cos’è?” che riguarda la natura degli oggetti che cadono sotto il genere. Tradizionalmente si è ritenuto che queste due funzioni dovessero essere svolte entrambe dalle essenze associate ai generi di natura.
Questa visione classica ha reso la nozione di genere naturale profondamente inadatta a render conto di come i generi sono attualmente trattati nell’ambito di molte discipline scientifiche. Uno dei casi più interessanti è certamente quello della biologia anche alla luce del fatto che i generi biologici sono spesso stati citati come esempi prototipici di generi naturali. È indubbio però che gli sviluppi della biologia dell’evoluzione e della tassonomia da essa influenzata possano difficilmente accordarsi con questa prospettiva essenzialistica classica sui generi naturali. Le specie tanto per il fatto che nel tempo si modificano, tanto per il fatto che includono popolazioni eterogene mettono in crisi la prospettiva classica secondo la quale per ogni genere di natura dobbiamo poter, almeno in linea di principio, arrivare a conoscere le condizioni necessarie e sufficienti per l’appartenenza a quel genere. Continua, tuttavia, ad essere riconosciuta come componente fondamentale della ricerca scientifica sui generi la seconda delle funzioni summenzionate ovvero quella di fornire una risposta alla domanda sulla natura degli oggetti che cadono sotto un certo genere. Classificare un organismo come un esemplare di una certa specie significa asserire qualcosa di distintivo circa il comportamento, le caratteristiche fisiche e morfologiche e la discendenza di quell’organismo, qualcosa che in un senso forte risponde alla domanda “Che cos’è?”. Oltre a ciò non è nemmeno messo in discussione che i taxa biologici sostanzialmente godano di quella compattezza dal punto di vista epistemologico di cui si è detto sopra.
Dopo un lungo periodo di diffuso ostracismo nei confornti della tesi essenzialista entro l’ambito di studio della filosofia della scienza, periodo che si è esteso per buona parte del secolo scorso, negli ultimi vent’anni sono state avanzate diverse proposte di revisione dell’essenzialismo classico che sembrano attingere fortemente dalla tradizione moderna. Queste proposte hanno interessanti ripercussioni sulla relazione tra essenzialismo e generi di natura.
Il progetto di studio che ci proponiamo di sviluppare ha un duplice obbiettivo. In primo luogo la verifica di quanto e come effettivamente alcune proposte neo-essenzialiste modifichino la nozione classica di genere natura; metteremo alla prova la reale efficacia di queste nuove proposte nel definire una nozione di genere naturale più adeguata alla ricerca scientifica attuale con maggior attenzione alle concezioni attuali dominanti in ambito biologico. In particolare tre proposte sembrano avanzare la possibilità di difendere l’essenzialismo abbandonando la tesi che l’essenza associata ad un genere di natura debba fornire le condizioni necessarie e sufficienti all’appartenenza a quel genere ma mantenendo sia che l’essenza debba rispondere alla domanda “Che cos’è?” sia che debba fornire al genere quei caratteri che ne determinano la compattezza epistemologica. Queste tre proposte sono quella di Richard Boyd che propone una difesa dell’essenzialismo fondata sulla possibilità di individuare equilibri omeostatici che garantiscono che determinate proprietà sono congiuntamente soddisfatte in certe condizioni (homeostatic property cluster account), quella di Paul Griffith secondo cui l’essenza delle specie è conseguenza della genealogia che accomuna i membri della specie (historical essence account), e infine quelle di Michael Devitt e Dennis Walsh che avanzano due proposte similmente basate sull’idea che determinati processi di sviluppo sono in grado perlopiù di garantire che gli organismi soddisfino tratti tipici dei membri del genere naturale cui appartengono.
In secondo luogo, prenderemo in considerazione l’esplicito richiamo, da parte di alcuni esponenti del neo-essenzialismo, ad autori della tradizione metafisica moderna. In particolare, ci muoveremo a partire dalla menzione di Leibniz come precursore dell’essenzialismo scientifico contemporaneo da parte di Brian Ellis. Valutando i punti di contatto e le divergenze tra il dibattito tradizionale e la prospettiva contemporanea, cercheremo di mostrare come l’assunzione di una posizione realista sulle essenze e sui generi naturali imponga, ai contemporanei come ai moderni, alcune precise scelte teoriche.