Progetti di ricerca

Mappatura dei luoghi di culto ortodossi in Italia

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ambito disciplinare Sociologia

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Nonostante si contenda il secondo posto tra le religioni più diffuse in Italia, affiancando ormai l’islam, la presenza del cristianesimo ortodosso nel nostro paese rappresenta ancora un fenomeno poco studiato. Se si eccettuano pochi studi, di carattere soprattutto particolare in riferimento a specifici contesti geografici o a singole tradizioni storiche, possiamo affermare che dal punto di vista socioculturale non esiste ancora una descrizione complessiva e aggiornata delle Chiese ortodosse presenti sul territorio italiano. Questa lacuna ha senz’altro delle ragioni che rendono alquanto complessa la ricostruzione di una mappa che sia in grado di illustrare in maniera sufficientemente attendibile tale presenza. Due sono i filoni ai quali possono essere ricondotte le difficoltà che fino a un recente passato hanno probabilmente scoraggiato gli studiosi nell’intraprendere tale approfondimento. Innanzitutto c’è una ragione interna all’ortodossia stessa: essa si presenta come una pluralità di Chiese, definite tecnicamente come giurisdizioni, che fanno riferimento ai diversi patriarcati e alle diverse autocefalie, senza tener conto della distinzione tra le Chiese canoniche e quelle non canoniche. Non è quindi facile orientarsi all’interno di un mondo complesso, dove la diversità rappresenta di sicuro una ricchezza ma, agli occhi del ricercatore potrebbe anche generare un certo senso di smarrimento. Come ha sottolineato Kallistos Ware (2005, p. 45), uno dei più grandi esperti di ortodossia che ha insegnato Patristica all’Università di Oxford, «gli ortodossi formano una unità nella diversità, anche se troppo spesso la diversità è più evidente dell’unità». Come se ciò non bastasse, alla complessa ricostruzione delle varie giurisdizioni che compongono l’universo ortodosso, va aggiunta anche la differenziazione delle diverse tipologie di presenza all’interno delle medesime giurisdizioni. Proprio quest’ultimo aspetto rende alquanto laboriosa anche la semplice compilazione di un elenco delle singole parrocchie presenti nel territorio: alle parrocchie già costituite vanno aggiunte quelle in via di costituzione, le cappelle nelle quali si celebra solamente una o due volte al mese se non qualche volta durante l’anno, le cappelle cimiteriali, le diaconie presso penitenziari e ospedali. E non va dimenticato che alcune parrocchie o monasteri potrebbero passare, per i motivi più diversi, da una giurisdizione all’altra: un fenomeno non infrequente nel passato e non del tutto scomparso anche oggi. A questa difficoltà per così dire istituzionale e interna all’ortodossia se ne aggiunge un’altra di carattere più generale, della quale dobbiamo tener conto. Si tratta della velocità con la quale i flussi migratori, a partire dagli anni Novanta e con una accelerazione notevole con l’inizio del nuovo secolo, hanno ridisegnato il panorama sociale e religioso della penisola. Un cambiamento talmente rapido da rendere nel giro di poco tempo incompleta qualsiasi foto che tentasse di rappresentare qualitativamente e ancor più quantitativamente le diverse “minoranze” religiose. Con la caduta del muro di Berlino le porte dell’Occidente europeo si sono aperte a milioni di donne e di uomini che sono emigrati verso ovest portando con sé, oltre alla speranza di migliorare le proprie condizioni di vita, le proprie tradizioni culturali e religiose.